
AI e tassi di interesse si intrecciano: data center, chip e reti assorbono capitale prima della produttività e possono mantenere più alto il costo del denaro.
Il rapporto tra AI e tassi di interesse è entrato nelle analisi delle banche centrali. Il boom degli investimenti in chip, data center, reti elettriche e telecomunicazioni può contribuire a mantenere il costo del denaro strutturalmente più alto, almeno finché i guadagni di produttività promessi dall’intelligenza artificiale non arrivano nel resto dell’economia.
Reuters raccoglie le valutazioni di diversi banchieri centrali: la corsa agli investimenti rappresenta prima di tutto uno shock di domanda per il capitale. Solo in una seconda fase l’AI potrebbe ampliare l’offerta, rendendo imprese e lavoratori più produttivi.
La promessa era che l’intelligenza artificiale avrebbe abbassato i costi. Può ancora farlo. Nel frattempo, però, qualcuno deve pagare le centrali, le GPU e i chilometri di fibra necessari per arrivarci.
Il legame tra AI e tassi di interesse nasce dalla sequenza temporale. Per costruire l’infrastruttura bisogna spendere oggi; l’aumento di produttività, ammesso che sia abbastanza grande, arriva domani. Se molte aziende chiedono simultaneamente capitale per investire, il suo prezzo tende a salire.
Il governatore della Banca centrale lettone Martins Kazaks ha descritto il fenomeno come una competizione globale per il denaro, con l’AI tra i fattori che spingono verso l’alto il costo del capitale. Anche alla Federal Reserve e alla Bank of England il tema viene collegato alla possibilità che il cosiddetto tasso neutrale sia più elevato rispetto al passato.
La tesi non è unidirezionale. Se l’AI aumentasse in misura consistente la produttività, nel lungo periodo potrebbe ridurre i costi, accrescere l’offerta e cambiare nuovamente l’equilibrio. Il problema per le banche centrali è che devono impostare la politica monetaria prima di sapere quale dei due effetti vincerà.
Inoltre gli investimenti sono fortemente concentrati negli Stati Uniti e in alcune economie asiatiche, mentre paesi europei molto indebitati possono subire il rialzo del costo del capitale senza beneficiare nella stessa misura della spesa tecnologica che lo alimenta.
Per anni il dibattito macroeconomico sull’AI si è concentrato soprattutto sui posti di lavoro. Ora compare un canale meno spettacolare ma forse più immediato: infrastrutture gigantesche che competono per risparmio, credito ed energia e modificano le condizioni finanziarie dell’intera economia.
Il legame tra AI e tassi di interesse rende così visibile un paradosso quasi perfetto: mentre i software promettono di automatizzare tutto ciò che costa troppo, la corsa per costruirli può contribuire a rendere più caro il denaro con cui finanziamo tutto il resto.