
La WGA East offre Cloak gratis ai membri: il software rende i copioni leggibili alle persone ma più difficili da analizzare, copiare e usare per l’AI.
La Writers Guild of America East ha scelto una risposta insolitamente concreta alla corsa dell’intelligenza artificiale sui copioni: mettere a disposizione dei propri iscritti Cloak, un software che modifica i documenti per lasciarli leggibili alle persone ma renderli più difficili da analizzare, estrarre e usare dai modelli AI. L’accordo WGA East-Cloak, annunciato il 20 ottobre 2026, rende il servizio gratuito per i membri del sindacato.
Per chi non appartiene alla WGA East, Cloak può essere aggiunto alla registrazione di una sceneggiatura presso la WGAE con un sovrapprezzo di 10 dollari. La Script Registration, usata ogni anno da decine di migliaia di autori e creativi, crea una registrazione datata della rivendicazione di paternità dell’opera.
Il rovesciamento è quasi perfetto: per anni agli autori è stato spiegato che qualunque testo circolasse in digitale poteva diventare materiale da ingerire. Ora un sindacato prova a insegnare ai file a non farsi leggere dalle macchine.
Secondo la WGA East, Cloak produce una copia del documento che conserva impaginazione e leggibilità per un essere umano, ma è progettata per resistere all’analisi automatica, allo scraping e al training. L’obiettivo è evidente: permettere a uno sceneggiatore di inviare un testo a produttori, agenti, attori o editor senza consegnare automaticamente anche una versione facilmente digeribile da un sistema AI.
La FAQ ufficiale di Cloak spiega che il software interviene su due strade usate normalmente dai sistemi automatici: l’estrazione diretta del testo dai PDF e la lettura del documento tramite rendering e riconoscimento ottico dei caratteri. Cloak inserisce contromisure pensate per disturbare entrambi i processi senza rendere il file illeggibile a chi deve davvero leggerlo.
Tom Fontana, presidente della WGA East, ha descritto l’accordo come un modo per “fight back against AI companies exploiting writers”. Larry J. Cohen, co-presidente della task force AI del sindacato, ha sintetizzato la linea politica in un’altra frase: “the creative process is human”. Dietro le formule c’è però un problema molto pratico: chi scrive perde controllo sul proprio lavoro nel momento esatto in cui deve condividerlo per poter lavorare.
Lo “scudo” non va confuso con una garanzia assoluta. La stessa Cloak scrive che nessun sistema di sicurezza può essere efficace al 100%. Nei test dichiarati dall’azienda, aggiornati al 19 ottobre 2026, il sistema sarebbe risultato resistente alle interfacce di Claude, Gemini e ChatGPT considerate nella prova, oltre che ai riassunti automatici di Google Drive, Gmail e Adobe Acrobat.
C’è però una nota che conta più di molte promesse commerciali: Cloak segnala una efficacia variabile con ChatGPT ai livelli di ragionamento Extra High e Pro. Inoltre alcune modalità di protezione più aggressive introducono limitazioni: una aggiunge una pagina “invisibile” al conteggio del PDF, un’altra è compatibile soltanto con Preview di Apple.
È un dettaglio che cambia la lettura della notizia. Il valore dell’accordo non sta nell’aver inventato un documento magicamente impermeabile all’AI, ma nell’aver trasformato la difesa dei testi in una funzione concreta e accessibile agli iscritti. Né il comunicato della WGA East né la FAQ di Cloak presentano la tecnologia come infallibile, e le prestazioni indicate restano quelle dichiarate dal produttore.
La partnership arriva dopo tre anni in cui l’intelligenza artificiale è diventata un terreno stabile di contrattazione sindacale a Hollywood. Il Minimum Basic Agreement del 2023 ha stabilito, tra le altre cose, che l’AI non è un “writer”, che un’azienda non può obbligare uno sceneggiatore a usarla e che il materiale generato da AI consegnato a uno scrittore deve essere dichiarato.
Nel contratto WGA del 2026 quelle protezioni sono state mantenute e ne è stata aggiunta un’altra: quando una società concede in licenza opere degli sceneggiatori per addestrare un sistema commerciale di intelligenza artificiale generativa, deve informare per iscritto il sindacato, che può chiedere un confronto anche sulla remunerazione degli autori.
Cloak sposta ora il conflitto un passo prima del contratto e un passo prima del tribunale: direttamente dentro il file che circola. Non decide chi abbia diritto a usare un’opera, non risolve il copyright e non impedisce ogni possibile analisi. Prova però a rendere tecnicamente più costoso fare senza permesso ciò che per anni è stato tecnicamente facilissimo.
È questo il punto politicamente più interessante dell’accordo. La risposta della WGA East non è chiedere agli autori di fidarsi delle piattaforme, delle condizioni d’uso o delle promesse delle aziende AI. È aggiungere attrito. In un settore costruito sull’idea che tutto debba essere immediatamente copiabile, indicizzabile e processabile, perfino un PDF che oppone resistenza comincia a somigliare a una forma di contrattazione.