A Woman Asleep, un film generato con l’AI entra nel concorso principale di Cottbus

A Woman Asleep di Vikki Bardot, costruito con immagini, voce e musica generate con AI, entra nella competizione principale del FilmFestival Cottbus 2026.

Un lungometraggio costruito con immagini generate dall’intelligenza artificiale entra nella competizione principale di un festival internazionale consolidato. A Woman Asleep, opera prima di Vikki Bardot, è stato selezionato nel concorso del FilmFestival Cottbus, in programma in Germania dal 3 all’8 novembre 2026.

Secondo ScreenDaily, si ritiene sia il primo lungometraggio generato con AI ammesso alla competizione principale di un festival internazionale affermato. Non una sezione sperimentale, non un panel sull’innovazione, non il solito recinto dove si mette ciò che ancora non si sa come giudicare: concorso principale.

Per l’AI è un passaggio simbolico. Per i festival è una grana molto concreta: da questo momento non basta più discutere se queste opere siano cinema. Bisogna anche decidere se meritano un premio.

A Woman Asleep: 50 mila immagini generate e una voce clonata

Il film dura circa 80 minuti ed è stato montato a partire da un bacino di circa 50 mila inquadrature. I visual e le scene sono stati creati con modelli di AI addestrati e personalizzati da Bardot; anche la narrazione usa un clone artificiale della voce della regista, mentre la musica è stata generata attraverso un workflow sperimentale.

Bardot ha spiegato che la freddezza della voce sintetica è intenzionale: serve a raccontare una società sempre più disconnessa e “machine-like”. La tecnica, quindi, non viene presentata soltanto come scorciatoia produttiva ma come parte del linguaggio del film.

La produzione è della società turca Spongeworthy Studio, specializzata in progetti legati all’intelligenza artificiale. Alkan Avcıoğlu figura come co-sceneggiatore e co-produttore.

La storia di A Woman Asleep e il legame con Georges Perec

A Woman Asleep racconta una giovane donna intrappolata tra isolamento, memoria e iperconnessione. Il progetto prende ispirazione da Un homme qui dort, romanzo di Georges Perec del 1967 e dal film del 1974 diretto da Bernard Queysanne insieme allo stesso Perec.

La prospettiva viene però spostata su un’esperienza femminile contemporanea: la protagonista desidera uscire, vedere amici e famiglia, andare al cinema, ma resta inchiodata a uno schermo fino a notte fonda. L’alienazione descritta da Perec non ha più bisogno di una stanza vuota. Le basta una connessione sempre attiva.

Il film è previsto anche all’Antalya Golden Orange Film Festival prima del passaggio internazionale a Cottbus e il distributore arthouse Başka Sinema ne ha acquisito i diritti per una distribuzione nelle sale turche nella primavera 2027.

Il vero precedente non è tecnico ma istituzionale

Film realizzati con AI erano già comparsi in programmi festivalieri e proiezioni speciali. Qui cambia il contesto: A Woman Asleep viene messo sullo stesso tavolo di opere girate e prodotte con pipeline cinematografiche tradizionali. La giuria non valuterà un software, almeno formalmente. Valuterà un film.

Restano aperte le domande che l’industria non può risolvere con un applauso: provenienza dei dati usati per addestrare i modelli, attribuzione autoriale, lavoro sostituito o trasformato, trasparenza sulla pipeline. La selezione di Cottbus non risolve nulla di tutto questo, ma cambia il luogo della discussione.

Fino a ieri l’AI bussava alla porta dei festival chiedendo una categoria speciale. Adesso è entrata dal portone principale. E quando una tecnologia finisce in concorso, la fase in cui potevamo liquidarla come demo è ufficialmente terminata.

Loading Next Post...
Loading

Signing-in 3 seconds...

Signing-up 3 seconds...