
Dal 12 settembre 2026 l’art. 3(1) del Data Act si applica ai nuovi prodotti connessi: i dati devono essere accessibili in modo semplice, sicuro e gratuito.
Dal 12 settembre 2026 l’obbligo di accessibilità by design dell’articolo 3, paragrafo 1, del Data Act si applica ai prodotti connessi e ai servizi correlati immessi sul mercato dopo quella data. È questo il passaggio corretto da associare alla formula Data Act 2026 prodotti connessi: il regolamento europeo, nel suo complesso, è già applicabile dal 12 settembre 2025.
La distinzione conta perché la scadenza riguarda direttamente la progettazione dei nuovi prodotti. L’accesso ai dati non deve essere una funzione aggiunta dopo, magari nascosta dietro una richiesta all’assistenza: deve entrare nell’architettura.
L’articolo 50 del regolamento (UE) 2023/2854 stabilisce che l’obbligo dell’articolo 3(1) si applica ai prodotti connessi e ai servizi correlati immessi sul mercato dopo il 12 settembre 2026. La norma richiede che dati del prodotto e del servizio, insieme ai metadati necessari per interpretarli e usarli, siano per impostazione predefinita accessibili con caratteristiche precise.
L’accesso deve essere facile e sicuro, gratuito per l’utente, in formato completo, strutturato, di uso comune e leggibile da macchina; quando pertinente e tecnicamente possibile, deve essere diretto. Tradotto dal regolamentese: il produttore non può progettare l’oggetto come una scatola che raccoglie dati per sé e poi tratta il proprietario come un visitatore.
La norma può incidere su un insieme molto vasto di oggetti connessi: dispositivi industriali, sistemi domestici, macchinari, veicoli e servizi collegati. Il valore non sta soltanto nel diritto dell’utente a vedere un file, ma nella possibilità di utilizzare quei dati per manutenzione, servizi indipendenti, analisi e passaggio ad altri fornitori.
È qui che il Data Act tocca la concorrenza. Se i dati generati da un bene restano tecnicamente irraggiungibili, chi produce il bene conserva un vantaggio anche sui servizi successivi. Rendere l’accesso parte del design apre invece spazi per operatori terzi, purché siano rispettati segreti commerciali, sicurezza e protezione dei dati personali.
Per le imprese la scadenza non riguarda soltanto il reparto legale. API, formati, autenticazione, gestione dei permessi e documentazione devono essere pensati nel prodotto. Arrivare al 12 settembre con un’architettura che non consente di separare i dati dell’utente da quelli interni può trasformare un obbligo giuridico in un costoso progetto di reingegnerizzazione.
Il Data Act non dice che ogni dato debba essere pubblico, né cancella privacy, sicurezza o segreti industriali. Dice qualcosa di più concreto: se un prodotto connesso genera dati rilevanti per chi lo usa, l’accessibilità non può essere un favore del produttore. L’oggetto continuerà a essere “smart”; dal 2026, però, dovrà esserlo un po’ meno soltanto per chi lo vende.