
NBCUniversal guida con Hornbill Capital un round da 80 milioni per EloElo, proprietaria di Story TV: microdrama, intelligenza artificiale e potere sulle storie.
NBCUniversal investe nei microdrama, ma questa volta Hollywood non sta semplicemente comprando un catalogo da mettere in streaming. Il gruppo americano ha guidato insieme a Hornbill Capital un finanziamento da 80 milioni di dollari per EloElo Group, società indiana che controlla Story TV, una piattaforma di brevi serie concepite per lo schermo verticale dello smartphone. Nel round sono entrati anche MIT Investment Co. e diversi investitori già presenti nel capitale.
Il denaro servirà a finanziare nuove produzioni originali, portare Story TV oltre il mercato indiano e sviluppare Dolphin AI, una suite di strumenti per la creazione audiovisiva. La cifra complessiva raccolta da EloElo sale così a 130 milioni di dollari. È un investimento relativamente piccolo per gli standard dei grandi studios, ma indica con precisione dove si sta spostando una parte dell’attenzione industriale: non soltanto verso altri contenuti, bensì verso un modo diverso di fabbricarli e distribuirli.
Per anni le piattaforme hanno cercato di convincere gli spettatori a guardare film e serie televisive sul telefono. Adesso arriva un’ipotesi più radicale: creare storie pensate fin dall’inizio per quel telefono, per i suoi tempi morti e per un pubblico abituato a scorrere. Se il cinema non entra abbastanza comodamente in tasca, si cambia il formato del cinema.
I microdrama sono racconti di finzione suddivisi in episodi molto brevi, spesso costruiti intorno a un colpo di scena e a una conclusione sospesa. Non sono semplicemente film tagliati a pezzi: tempi narrativi, inquadrature e ritmo cercano di ottenere attenzione su uno schermo verticale, in sessioni di visione ripetute durante la giornata. La struttura a puntate serve anche a creare l’impulso a proseguire verso l’episodio successivo.
In Cina il formato ha sviluppato un proprio mercato e negli ultimi anni ha cominciato a espandersi negli Stati Uniti e in India. In quest’ultimo Paese, dove il telefono è per milioni di persone il principale dispositivo di accesso a Internet e all’intrattenimento, le piattaforme competono con YouTube e con i video gratuiti dei social network. Per convincere qualcuno a pagare non basta quindi offrire un altro flusso di clip: bisogna farlo tornare per sapere come finisce una storia.
Secondo la ricostruzione di Reuters, la società è stata valutata intorno a 500 milioni di dollari, cifra attribuita a una persona informata sull’operazione e non da trattare come valutazione pubblicamente certificata dall’azienda. La previsione di Omdia, citata dalla stessa agenzia, è di 14 miliardi di dollari di ricavi mondiali per il settore dei microdrama entro la fine del 2026: una stima di mercato, non denaro già incassato.
Fondata nel 2020 da Saurabh Pandey, già dirigente di Flipkart, EloElo gestisce un ecosistema di servizi di intrattenimento e applicazioni AI. Story TV ne è il prodotto principale. La piattaforma dichiara un catalogo di oltre 5.000 titoli in sei lingue, mentre il gruppo riferisce più di 40 milioni di utenti attivi mensili distribuiti fra le proprie applicazioni. Il dato complessivo non equivale al pubblico della sola Story TV.
In un’intervista a TechCrunch, Pandey ha descritto un consumo molto diverso dall’appuntamento serale con la televisione: una sequenza di accessi durante la giornata, facilitata da episodi immediati. Ha indicato anche una media di 95 minuti di utilizzo, cifra da leggere come dato riportato dall’azienda e non come misurazione indipendente.
È qui che il microdrama si distingue dalla semplice diffusione di film sullo smartphone. La piattaforma non si limita a ospitare opere prodotte altrove: può orientarne formato, durata, collocazione e modalità di vendita. Story TV offre contenuti gratuiti con pubblicità e abbonamenti per sbloccare ulteriori episodi. Le storie diventano così sia il prodotto da vendere sia il meccanismo che riporta gli spettatori nell’app.
Resta tuttavia un problema di fondo. Un utente può guardare decine di episodi e continuare a non voler pagare. La sfida per EloElo non è soltanto produrre moltissime serie, ma trasformare quel tempo di visione in un rapporto economico sufficientemente stabile da finanziare la produzione successiva.
Una parte del nuovo capitale sarà destinata a Dolphin AI, il sistema creativo sviluppato da EloElo. L’obiettivo dichiarato è assistere la produzione di immagini, audio e video, facilitare il montaggio e rendere più rapida la realizzazione di nuovi contenuti. L’azienda sta lavorando anche a un’offerta rivolta ad altri creatori, con applicazioni che potrebbero estendersi alla pubblicità e al marketing.
Non significa che ogni puntata di Story TV venga generata senza attori, registi o troupe. Pandey ha insistito, parlando con TechCrunch, sull’importanza della direzione creativa umana. Le produzioni possono utilizzare riprese tradizionali, strumenti generativi o combinazioni delle due tecniche. È una distinzione importante: presentare l’investimento come l’arrivo della televisione interamente automatica sarebbe una scorciatoia giornalistica, non una descrizione dei fatti.
Il vantaggio economico potenziale riguarda soprattutto la velocità e il costo marginale della sperimentazione. Se realizzare ambientazioni, variazioni visive e parti del lavoro di postproduzione richiede meno tempo, una piattaforma può provare più idee, produrre più episodi e adattare la propria offerta a lingue o pubblici differenti. È però una possibilità industriale, non la prova che l’AI produca automaticamente storie migliori o che i risparmi siano già stati quantificati.
L’effetto sul lavoro creativo merita attenzione anche per questo. Quando un’azienda controlla gli strumenti, la distribuzione e la relazione con gli spettatori, può decidere dove investire nella creatività umana e quali attività standardizzare. Il tema non riguarda soltanto la sostituzione di qualche mansione: riguarda chi stabilisce come si lavora, a quali ritmi e con quali margini per chi realizza le opere. È un problema che accompagna già il cinema realizzato con strumenti generativi, anche quando le dimensioni delle produzioni sono completamente diverse.
La lettura più interessante dell’operazione non è finanziaria. EloElo vuole muoversi su tre livelli: proprietà e sviluppo delle storie, infrastruttura produttiva potenziata dall’AI e distribuzione attraverso le proprie applicazioni. Ogni livello rafforza gli altri. I dati di utilizzo possono indicare quali formule narrative funzionano, la produzione può rispondere più rapidamente e la piattaforma può scegliere a quali serie concedere visibilità.
Questo non dimostra che l’azienda utilizzi già ogni dato per decidere automaticamente copioni e cast. Mostra però quale tipo di potere diventa possibile quando l’intermediario non è più soltanto il luogo in cui il contenuto arriva, ma anche l’organizzazione che contribuisce a progettare come il contenuto nasce. Il rischio industriale è la dipendenza crescente dei produttori da un unico ambiente di strumenti, distribuzione e monetizzazione; il vantaggio possibile è l’accesso a capitali e pubblico prima difficili da raggiungere.
Per NBCUniversal la partecipazione è una scommessa sul formato e su un mercato in espansione, non l’acquisizione del controllo di EloElo. Secondo quanto riferito dal fondatore a Mint, i nuovi investitori esterni, incluso il gruppo americano, manterranno ciascuno una quota di minoranza inferiore al 5%. L’interesse per l’espansione internazionale permette dunque a un grande studio di osservare da vicino un diverso sistema produttivo senza doverlo incorporare immediatamente nel proprio modello tradizionale.
Il paradosso è che Hollywood, abituata a misurare il prestigio di un’opera dalla sua capacità di occupare il grande schermo, sta investendo in storie che vivono sul display più piccolo. Ma il cambiamento decisivo non è la dimensione dell’immagine. È la concentrazione, nelle stesse mani, dei mezzi per produrla, farcela trovare e decidere quanto dovremo pagare per vedere l’episodio successivo.