
Bessent punta sulle stablecoin per rafforzare il dollaro e sostenere il debito USA. La blockchain promette nuovi pagamenti, ma chi controlla la moneta?
Il segretario al Tesoro degli Stati Uniti è intervenuto a una conferenza sulle criptovalute per spiegare come la tecnologia blockchain possa contribuire a rafforzare il dominio del dollaro. Non a indebolirlo, non a sostituirlo, ma a portarlo dove le infrastrutture finanziarie tradizionali arrivano con maggiori difficoltà. Possibilmente creando, lungo il percorso, nuovi acquirenti del debito pubblico americano.
Il 27 ottobre, durante Swell 2026, la conferenza organizzata da Ripple a New York, Scott Bessent ha inserito gli asset digitali nella competizione tecnologica tra Stati Uniti e Cina. Accanto all’intelligenza artificiale e ai semiconduttori, Washington considera ormai anche le infrastrutture finanziarie digitali un terreno sul quale conquistare e conservare influenza internazionale.
Parlando con il CEO di Ripple, Brad Garlinghouse, Bessent ha sostenuto che il predominio delle valute di riserva, storicamente legato anche alla forza militare, dipenderà sempre più dalla superiorità tecnologica. Un ombrello tecnologico, come lo ha definito, sotto il quale dovrebbe continuare a prosperare il dollaro.
Secondo la ricostruzione di CoinDesk, Bessent ha indicato nelle stablecoin uno strumento capace di ampliare la domanda globale di valuta americana e titoli del Tesoro.
La prospettiva è singolare: la finanza decentralizzata, almeno nella sua componente più utilizzata per rappresentare moneta tradizionale, può diventare un nuovo canale di espansione del potere monetario statunitense.
Non occorre modificare la natura del dollaro. Basta modificare il modo in cui può circolare.
Una stablecoin come USDT o USDC è un token digitale progettato per mantenere un valore stabile rispetto a una valuta di riferimento, generalmente il dollaro statunitense. Può circolare su blockchain pubbliche, essere trasferito tra wallet e utilizzato nelle applicazioni finanziarie digitali senza ricorrere, per ogni singola transazione, ai circuiti bancari tradizionali.
La distinzione rispetto a Bitcoin è sostanziale. Bitcoin nasce con una politica monetaria propria, indipendente dall’emissione di una banca centrale. Una stablecoin ancorata al dollaro, invece, ne assume deliberatamente l’unità di conto e promette un valore corrispondente alla valuta americana.
La blockchain permette di cambiare il mezzo di trasferimento, mentre il riferimento monetario rimane lo stesso.
Per chi vive in un Paese attraversato da inflazione elevata, svalutazioni o restrizioni sui movimenti di capitale, una stablecoin in dollari può rappresentare un’alternativa alla valuta nazionale, sebbene non elimini i rischi finanziari, normativi e operativi legati al suo utilizzo.
Bessent ritiene che la crescita di questi strumenti non debba necessariamente limitarsi a trasferire sulla blockchain dollari già detenuti dagli utenti. Può intercettare una domanda che oggi fatica ad accedere al sistema finanziario americano.
Un conto bancario negli Stati Uniti non è più indispensabile per detenere un’attività digitale denominata in dollari. Rimangono però indispensabili la fiducia nell’emittente, la disponibilità delle riserve e l’accesso ai canali attraverso i quali convertire il token in moneta tradizionale.
Il dollaro può dunque estendere la propria presenza internazionale anche dove non si estende, nella stessa misura, la rete delle banche statunitensi.
Il collegamento tra stablecoin e debito pubblico deriva dal sistema delle riserve.
Quando un emittente crea stablecoin garantite da attività finanziarie, deve mantenere un patrimonio di copertura sufficiente a sostenerne il valore e il rimborso. Le riserve possono comprendere disponibilità liquide, depositi bancari e strumenti finanziari a breve termine denominati in dollari, inclusi i titoli del Tesoro americano.
Il GENIUS Act, approvato negli Stati Uniti nel luglio 2025, ha introdotto un quadro federale per le stablecoin di pagamento, prevedendo una copertura almeno pari al valore dei token emessi e limitando le categorie di attività ammissibili come riserva.
Il 21 ottobre 2026, l’Office of the Comptroller of the Currency ha pubblicato la normativa finale relativa alle attività sottoposte alla propria supervisione, in vista dell’entrata in vigore del nuovo regime il 18 gennaio 2027.
Washington sta così costruendo un sistema nel quale aziende private possono emettere rappresentazioni digitali del dollaro, ma devono rispettare requisiti sulla qualità delle riserve, sul rimborso e sulla gestione dei rischi.
Gli interessi pubblici e privati si incontrano proprio nella composizione delle riserve.
Un emittente che riceve dollari dagli utenti e li impiega in Treasury bills diventa un investitore nel debito federale. Se aumenta la circolazione delle stablecoin, può crescere anche la domanda di quei titoli.
Non si tratta più soltanto di una prospettiva teorica. Il 22 settembre, durante la Treasury Market Conference, il vicesegretario al Tesoro Francis Brooke ha dichiarato che gli emittenti di stablecoin detenevano già quasi 200 miliardi di dollari in Treasury bills e altri titoli governativi prossimi alla scadenza.
È un importo significativo, anche se ancora limitato rispetto alle dimensioni complessive del debito americano.
La crescita delle stablecoin, inoltre, non produce automaticamente nuova domanda netta di Treasury: parte dei capitali potrebbe semplicemente spostarsi da depositi bancari, fondi monetari o altri strumenti che già investono negli stessi titoli.
Bessent punta soprattutto sulla possibilità che arrivino nuovi utilizzatori dall’estero. In quel caso, una maggiore diffusione dei dollari digitali potrebbe effettivamente allargare la base degli investitori nel debito statunitense.
Il risultato avrebbe una conseguenza curiosa: persone che acquistano stablecoin per ridurre la propria dipendenza da un sistema bancario nazionale potrebbero contribuire indirettamente a finanziare un altro Stato.
La disponibilità di una blockchain pubblica non rende automaticamente decentralizzata tutta l’infrastruttura finanziaria che vi opera.
Nel caso delle stablecoin garantite da valute tradizionali, l’emittente rimane responsabile delle riserve, delle condizioni di rimborso e di determinate misure di conformità normativa.
Gli utenti possono trasferire token direttamente tra wallet, ma questo non significa che possano sempre ottenere dollari dall’emittente senza autorizzazioni, verifiche o intermediari.
Esistono anche strumenti tecnici per limitare la circolazione dei token.
Circle spiega nella propria documentazione che determinati indirizzi blockchain possono essere bloccati, per esempio in seguito a obblighi legali o per esigenze di sicurezza. I trasferimenti di USDC da e verso quegli indirizzi possono quindi risultare impossibili, senza che questo equivalga alla cancellazione o all’annullamento di una transazione già completata.
Tali poteri rispondono anche a esigenze legittime di contrasto alle frodi, al riciclaggio e alle violazioni delle sanzioni internazionali. Rendono però evidente una differenza tra la decentralizzazione della rete di trasferimento e il controllo dell’attività finanziaria che vi circola.
La moneta digitale può muoversi su un’infrastruttura pubblica e aperta, continuando a dipendere da soggetti privati autorizzati a emetterla e, in determinate circostanze, a limitarne l’utilizzo.
Si può eliminare un intermediario dalla transazione senza eliminare l’autorità che stabilisce le condizioni di accesso al denaro.
Il riferimento di Bessent alla Cina sposta il discorso ben oltre il settore crypto.
Nella competizione tra grandi potenze, la superiorità tecnologica non riguarda esclusivamente i prodotti più avanzati. Conta anche la capacità di rendere le proprie infrastrutture necessarie al funzionamento dell’economia degli altri Paesi.
Il dollaro possiede già un vantaggio enorme: è la principale valuta di riserva internazionale e svolge un ruolo centrale negli scambi, nei mercati finanziari e nei sistemi di pagamento.
Le stablecoin potrebbero trasferire parte di questo vantaggio nell’economia digitale, rendendo disponibili strumenti denominati in dollari anche su piattaforme e blockchain che non dipendono direttamente dai tradizionali sistemi interbancari.
Non è garantito che questa strategia abbia successo. La volatilità della domanda crypto, i costi di conversione, le differenze normative e la possibile crescita di stablecoin denominate in altre valute possono limitarne la diffusione.
Resta però significativa la scelta politica.
Gli Stati Uniti non considerano più gli asset digitali soltanto come un mercato da disciplinare dall’esterno. Vogliono contribuire a definire le regole entro le quali l’industria potrà svilupparsi e, possibilmente, trarne vantaggio monetario e geopolitico.
La precedente comunicazione del Tesoro sul GENIUS Act indicava già esplicitamente tra gli obiettivi il consolidamento del ruolo del dollaro come valuta di riserva mondiale.
Le dichiarazioni di Bessent a Swell mostrano come quella strategia venga presentata anche come parte della competizione con l’ecosistema tecnologico cinese.
Nelle narrazioni più ambiziose sulle criptovalute, la decentralizzazione dovrebbe ridurre la dipendenza da banche, governi e intermediari finanziari.
Una parte di quella promessa conserva significato: reti pubbliche e sistemi di pagamento programmabili possono ampliare le possibilità di trasferimento e utilizzo del denaro, riducendo alcuni vincoli delle infrastrutture tradizionali.
Ma decentralizzare il trasferimento non equivale a decentralizzare la moneta.
Nel caso delle stablecoin denominate in dollari, l’unità di conto rimane americana, buona parte delle riserve continua a essere investita nel sistema finanziario statunitense e le principali società emittenti esercitano poteri che la sola esistenza di una blockchain non elimina.
A questo si aggiunge la regolamentazione, attraverso la quale gli Stati Uniti possono influenzare le condizioni di accesso a un mercato che ambisce a diventare globale.
Non serve immaginare un piano segreto per leggere la trasformazione. Washington sta dichiarando apertamente di voler utilizzare gli asset digitali per rafforzare la propria posizione economica.
Il progetto non consiste nell’impedire alle criptovalute di svilupparsi. Consiste nel fare in modo che una parte crescente della loro infrastruttura lavori a favore del dollaro.
La finanza può cambiare rete, velocità e intermediari senza cambiare necessariamente il centro da cui dipende.
Chi utilizza una stablecoin può trovare una strada nuova per il proprio denaro. Non per questo cambia chi ne definisce il valore, chi custodisce le riserve e chi può imporre le condizioni del rimborso.