Le monete finte dei videogiochi finiscono davanti all’Antitrust

Le valute virtuali videogiochi finiscono sotto indagine: l’Antitrust italiano guida un’azione UE su trasparenza, minori e acquisti nelle società Microsoft.

Le valute virtuali videogiochi sono al centro di una nuova indagine europea guidata dall’Autorità italiana della concorrenza. Sotto esame ci sono società del gruppo Microsoft e il modo in cui monete, crediti e acquisti interni vengono presentati ai consumatori.

Secondo Reuters, l’iniziativa è sostenuta dalla rete europea CPC e coinvolge anche Norvegia e Danimarca. L’obiettivo è verificare trasparenza, correttezza delle pratiche e tutela dei minori in economie di gioco dove il prezzo reale viene spesso tradotto in una valuta intermedia.

È il trucco più antico del luna park applicato al digitale: prima compri il gettone, poi smetti di pensare in euro. Solo che il gettone non tintinna in tasca e può essere acquistato alle due del mattino.

Valute virtuali videogiochi: perché il prezzo diventa meno visibile

Le monete interne separano il pagamento dall’oggetto acquistato. Pacchetti con quantità predeterminate, bonus e resti rendono più difficile confrontare il costo con una cifra in valuta reale. È uno dei motivi per cui le microtransazioni sono diventate un tema regolatorio oltre che commerciale.

La questione è particolarmente delicata per i minori, che possono avere meno strumenti per valutare il rapporto tra prezzo, probabilità, ricompensa e pressione del design. L’indagine europea prova a spostare il problema dal comportamento del singolo giocatore alle regole del mercato.

Microsoft e l’UE: il gaming diventa un mercato da regolare come gli altri

L’azione si aggiunge a precedenti verifiche italiane su titoli come Diablo Immortal e Call of Duty Mobile. Il segnale è chiaro: le economie virtuali non vengono più trattate come accessori del gioco. Sono mercati, e i mercati hanno prezzi, contratti, consumatori e obblighi.

Il problema delle valute virtuali nasce anche dalla distanza psicologica dal denaro reale. Pacchetti, bonus e conversioni spezzano il rapporto immediato tra prezzo e acquisto, soprattutto quando il giocatore deve comprare più moneta di quella necessaria per un singolo oggetto. L’indagine europea riguarda quindi non soltanto il gaming, ma il modo in cui le interfacce possono rendere meno trasparente una spesa.

Per anni il settore ha chiamato “valuta virtuale” ciò che alla fine serviva a spendere denaro reale. I regolatori stanno facendo il percorso opposto: tolgono il costume da moneta fantastica e guardano il conto. Di solito è lì che la magia finisce.

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